Marshall Tucker Band Where We All Belong

Toy Caldwell – voce e chitarre, pedal steel. Paul Riddle – batteria.

George McCorkle – chitarre. Jerry Eubanks – sax, flauto, armonica, percussioni e voce.

Doug Gray – voce. Tom Caldwell – basso e voce.

guests : Charlie Daniels – violino. Paul Hornsby – pianoforte, organo e produzione. Elvis Bishop – slide guitar.

Marshall Tucker Band “Where We All Belong”.

I fratelli Caldwell, Toy e Tom, suonavano attorno alla meta’ degli anni ’60 hits nel South Carolina (USA); assieme ad amici avevano messo in piedi un paio di cover-band. Gli obblighi di leva interrompono momentaneamente la loro voglia artistica.

E’ del 1971 la loro prima riunione a sei per costituire la Marshall Tucker Band. Gia’ nel loro disco d’ esordio dal titolo omonimo compaiono Take the Highway, Can’t You See, Ramblin’ che dal vivo saranno sempre gettonate dai fans. Il gruppo si appoggia molto sulla genialita’ del suo leader Toy Caldwell, compositore e solista di talento. Il suono della band offre ingredienti classici del rock sudista : country, soul, rock, blues, rock blues. La band risulta, tuttavia, abbastanza originale : grazie alla particolare voce di Gray ed ai fiati di Eubanks.

In “This Ol’ Cowboy” Toy va ad aprire jazzando sulla sua chitarra. Il brano offre solarita’ a piene mani regalando country & western con autorita’. “Big” Toy Caldwell e’ qui anche nella veste di cantante. Nel brano appaiono interessanti gli inserimenti solistici del flauto di Jerry Eubanks e del violino di Charlie Daniels. Soli : intelaiati e rifiniti elegantemente da Toy.

“Long Down Ways” appare ancora piu’ tradizionale rifinita dai deliziosi inserimenti chitarristici di Toy Caldwell e George McCorkle.

“In My Own Way” e’ una ballad pacata. Bellissimi i preziosismi di Toy alla pedal steel; graziosi risultano gli inserimenti dell’ armonica e del violino mentre il pianoforte suonato da Paul Hornsby cesella note gioiose.

“How Can I Slow down” da’ movimento rockeggiante al disco con un ottima sezione ritmica. Doug Gray regala una delle sue migliori interpretazioni vocali, mentre i fiati aggiungono soul alla song.

“Where a Country Boy Belongs” e’ ancora piu’ interessante. Ha l’ ossatura di un rhythm and blues tendende ad un beat piu’ arcigno colorato da basso e batteria e da innumerevoli strumenti : trombone e tromba, piano honky tonk; al tutto si aggiungono punteggiature d’ organo sulle quali salgono le note della eccezionale slide guitar di Elvis Bishop.

In “Now She’s Gone” eccoci alle firme dei fratelli Caldwell. Il brano e’ un corposo rock-blues dove i fiati hanno ottimi inserimenti e la chitarra solista di Toy guizza magnificamente.

Note agrodolci in “Try One More Time”, un bel blues che lascia ampi spazi alle entrate di sax, di pianoforte e … naturalmente … di chitarra.

“Ramblin’ ” e’ live : molto movimentata in tutti i reparti, quasi esasperata rispetto all’ originale del primo disco, con un bel finale d’ effetto.

“24 Hours at a Time” riempie 13 minuti : dilatata molto, perche’ lascia ai solisti di intervenire nell’ ossatura del pezzo fendendolo abilmente. Ma e’ ancora Toy il protagonista del brano : la sua Gibson Les Paul Strandard sale in cattedra rilasciando magistrali note elettriche : ora che giocano sul “piano” ora sul “forte”.

“Everyday I Have the Blues” e’ l’ omaggio della M. T. B. a B. B. King : un ottimo blues corale.

Ma e’ “Take the Highway”, dal loro disco d’ esordio, che vede ancora unita tutta la band per il gran finale del disco doppio. Un bellissimo brano rockeggiante che supera gli undici minuti. Solare e gioioso.

“A New Life” esce nel 1974. Segue un nuovo tour e la Marshall Tucker Band diventa famosissima non solo negli Stati U.S.A. del Sud. Cosi’ ecco la pubblicazione del doppio LP “Where We All Belong”. Meta’ del disco viene registrato in studio (due facciate). L’ altra meta’, le altre due facciate, riportano la registrazione di una parte del concerto registrato a Milwaukee. Il titolo e’ il programma della band. “Where We All Belong” (1974) vede la volonta’ della Marshall Tucker Band di risalire e riappropriarsi del suono americano. “Take the Highway” che apriva il LP d’ esordio, qui chiude il disco, firmando cosi’ : proprio le loro origini musicali. Prima della celebre song : una cavalcata bellissima di ottimi brani solari, rockeggianti, country & western, blues e blues rock.

La band diventera’ sempre piu’ presente nei cuori degli americani dalla meta’ degli anni ’70. Un tragico destino si portera’ via Tommy Caldwell in un incidente stradale nel 1980.