MAD RIVER Mad River

MAD RIVER – Mad River – CAPITOL RECORDS 1968

band

Lawrence Hammond – voce principale, basso, chitarra solista elettrica in “Wind Chimes” e chitarra 12 corde in “War Goes on”, piano acustico in “Eastern Light”.

David Robinson – chitarra elettrica solista.

Gregory Leroy Dewey – batteria e percussioni e fiati (fence and worms) in “Eastern Light”.

Thomas Manning – voce, chitarra acustica 12 corde e basso in “War Goes on”.

Rick Bochner – voce, seconda chitarra elettrica solista, chitarra acustica 12 corde in “Wind Chimes”.

I Mad River (nome che la leggenda vuole derivi dalla mitologia greca, ma in realta’ e’ quello di un piccolo fiume affluente dell’ Ohio River) vengono fondati verso la seconda meta’ degli anni ’60 dal leader Lawrence Hammond, autore della maggior parte dei brani contenuti nei loro due album. Il primo dal titolo omonimo e’ considerato un capolavoro della psichedelia acida con alcuni passaggi non eccezionali. La loro storia narra che Hammond un giorno vide Tom Manning e David Robinson che trascinavano un vecchio amplificatore per strada; incuriosito li segui’ e cosi’ fece la loro conoscenza. La produzione di “Mad River” fu disastrosa; Hammond si accorse troppo tardi che il master era stato registrato ad una velocita’ superiore e non riusci’ a fermarne l’ uscita. Il risultato fu, comunque, un disco indubbiamente poco commerciale e dal suono particolarmente acido, a volte surreale, con strane liriche e l’ intensa voce di Lawrence che ben si sposa con la musica psichedelica dai chiari riferimenti ai Quicksilver Messenger Service ed ai Fish. Il disco e’ stato poi ristampato nell’ anno 1990 dalla Edsel che lo ha reinciso alla giusta velocita’.

“Merciful Monks” apre il disco con un rock che di bello ha ben poco; vuole essere sincopato e grezzo ma risulta stufante.

“High all the Time” presenta effetti di chitarra acidita ed acusticita’ sottostante con la voce di Lawrence Hammond tagliente e sballata al punto giusto.

“Amphetamine Gazelle” accenna inizialmente a bisbiglii prendi-in-giro e poi parte in quarta con un rock leggerino con voci fuori parti; i sincopati spezza-tempo non risultano gradevoli e le chitarre fraseggiano melodie sgraziate.

In “Eastern Light” ritorna l’ acidita’ molto bluesata ed in effetti questo brano e’ quello che si voleva sentire dai Mad River. E’ un brano stupendo nel quale il pianoforte ed il basso si intrecciano nelle sonorita’ cupe; la voce cavalca il brano rincorsa da una chitarra che fende ogni tanto il pezzo senza appesantirlo. Di tanto in tanto echeggiano fiati. Tutto e’ ottimamente sintonizzato; a renderlo “sixty” al punto giusto troneggiano bellissimi e visionari assoli di chitarra.

“Wind Chimes” ha un inizio da pezzo acido dei Grateful Dead, con chitarra elettrica pizzicata; quindi il brano prende forma con alterne cavalcate di buon rock bluesato e distorto nel quale si intermezzano tratti sonori brevi non eccelsi ma con inserimenti soul nei quali i fiati fraseggiano melodie carine. Le cavalcate solistiche della chitarra sono comunque ottime.

In “War Goes on” l’ inizio e’ molto dark, e sembra di ascoltare i primissimi Black Sabbath (ma questi ultimi devono ancora formarsi …).

Insomma siamo nell’ originale heavy-dark. Questo e’ un gran pezzo che dal vivo, (nel disco dura dodici minuti), i Mad River lo dilatavano maggiormente. E’ una song grezza e sporca dove la distorsione e’ ben sintonizzata e la voce svetta bene. Un brano per niente facile da digerire : essendo composto da piu’ parti che poco si compenetrano tra loro. La bellezza del pezzo e’ comunque nella sua stranezza che alterna fraseggi melodici-acidi a distorsioni sincopate intense e brevi.

“Hush Julian” presenta 75 secondi finali : sono una chicca di psichedelia acustica fatta con chitarra e voce ed e’ di una bellezza intimistica folgorante. Un brano troppo breve.

Grande disco, grandi visioni acide, questo “Mad River” del 1968 che ascoltiamo bene bene nel 1990… Il mancato successo dell’ album di debutto porto’ ad un deterioramento dei rapporti con la Capitol che, tuttavia, rispetto’ gli impegni contrattuali, assecondando le richieste dei Mad River di poter realizzare il loro secondo lavoro : un ottimo disco dal titolo “Paradise, Bar and Grill”. Ma per il primo lavoro si dovette attendere, appunto, il 1990 per poterlo ascoltare con i giri giusti. Il secondo prodotto fu molto diverso dal primo, anche se interessante, con ballate country-rock e con due soli pezzi a ripercorrere il sentiero della psichedelia acida di “Mad River”.

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