Recensione Hey girl! della Raffaello Sanzio

Hey girl! della Raffaello Sanzio

00:12 – martedì 30 giugno 2009

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Hey girl! della Raffaello Sanzio

Dopo i trionfi europei della Tragedia Endogonidia, la Socìetas Raffaello Sanzio porta in scena un nuovo spettacolo – Hey girl! – destinato, c’è da giurarci, a un lungo giro per i festival e i teatri europei.

Strano destino quello della Raffaello, di diritto il gruppo di punta del teatro di ricerca italiano: osannati un po’ ovunque, destinati spesso all’onore delle prime pagine dei giornali stranieri, subiscono (sia pure non sempre) in patria uno strano ostracismo. Così se vi capita vicino a dove vivete non perdetevi questo loro nuovo lavoro: per chi già conosce il gruppo di Cesena sarà la conferma della loro bravura; per chi non li ha mai visti l’incontro con un modo inaspettato di fare teatro.

Fedeli a se stessi e alla propria estetica anche in Hey girl! Castellucci e i Raffaello mettono in scena il loro personale mondo della visione: un fluire ectoplasmatico di succhi che scendono lenti da corpi bianchi ed evanescenti, circondati da una nebbia lattescente che luci fredde da obitorio tentano di disperdere, in un fluire lentissimo del tempo scandito da richiami sonori e da scariche elettriche. Ancora in divenire, ma già accuratissima in tutti i particolari, l’ultima performance della Socìetas si presenta come un progetto aperto, nel quale però risaltano già perfettamente definiti i pilastri fondamentali del lavoro di questo gruppo a partire dalla fortissima presa di possesso di uno spazio non solo fisico ma mentale, di una ficcante ricerca gestuale che parte dal corpo e al corpo ritorna.

In Hey girl! il punto di partenza è la vita non ripresa realisticamente ma quasi «riscritta», rielaborata alla luce di un approccio visivo e spaziale fortemente visionario. Qui sono di scena – ancora una volta sottolineate dalle musiche fra lo ieratico e il ripetitivo dell’americano Scott Gibbons -, due giovani attrici, Silvia Costa e Sonia Beltran Napoles, una bianca e una nera. Due ragazze che raccontano la loro quotidianità, che si alzano, si vestono (anzi forse si travestono), e sono pronte per uscire: più banale di così… Ma queste ragazze anche se si incontrano non si vedono, non si riconoscono, non si parlano. La vita di fuori richiede vigilanza, una difesa, una specie di maschera sociale che, in questo caso, si trasforma in una corazza argentea, con cui si tenta di nascondere le sinuosità e le acerbità dei corpi, per trasformarli in una macchina di offesa e di difesa, magari tenendo in mano una spada da Giovanna d’Arco, da vergine vendicatrice.

Uno sguardo inquieto, senza pace, rallentato sulle cose: questo è Hey girl! Ma anche emozione, fragilità che si traveste da forza, dichiarata quotidianità del banale, glorificazione senza riserve di quel mistero che è la femminilità, l’oscura ma invincibile forza che si mescola con il senso della vita e della morte. E disincanto, sempre: che non conosce pace e che trova la sua felicità nel dispiegarsi del pensiero, in quell’emozione che nasce dalla mente per poi andare al corpo e di lì scoppiare dentro al cuore.

La «prima» mondiale dello spettacolo è in programma dal 16 al 25 novembre al Festival d’Automne di Parigi. In seguito Hey girl! sarà a Moncalieri (Limone Fonderie Teatrali, 13-18 gennaio 2007) e poi in tournée europea.

di maria grazia gregori