Pink Floyd The Piper at the Gates of Dawn

Syd Barrett – voce principale e chitarre ed effetti. Nick Mason – batteria e percussioni.

Roger Waters – voce, basso. Richard Wrigth – voce, piano, tastiere ed effetti.

Pink Floyd “Atom Heart Mother”.

Gli inglesi Pink Floyd fanno il loro esordio sulla scena psichedelica mondiale, verso la meta’ del 1967, piu’ precisamente escono nei negozi di dischi il 5 agosto, con “The Piper at the Gates of Dawn”, manifesto esplicito di musica totalmente fuori dagli schemi, ed istantanea particolareggiata dell’ epoca in cui usci’. Il gruppo presentava una formazione a quartetto, con Syd Barrett (vero nome Roger Keith Barrett) alla chitarra, alla voce, ed a comporre. Nel 1967 il gruppo di basso, tastiera e batteria creavano linee melodiche solide e compatte, mentre Barrett era libero di viaggiare con la propria chitarra e di sperimentare suoni, rumori ed effetti verso luoghi conosciuti solo nella sua mente. L’ album raccoglie 11 canzoni quasi perfette di rock acido-psichedelico, ognuna con caratteristiche diverse. Gia’ la scelta della copertina, una sovrapposizione miscelata dei volti dei musicisti, con tinte fortemente allucinate faceva presagire a … qualcosa di assolutamente nuovo … e … diverso !

La opening track, “Astronomy Domine” e’ il resoconto di un viaggio stellare intrapreso da Barrett attraverso l’ uso dell’ LSD; il basso pulsante e continuo rappresenta la connessione radio con la terra, mentre la chitarra onnipresente, insieme ad un canto particolare, sembrano errare in un panorama cosmico oscuro e tenebroso. Il tappeto ‘stellare’ e’ tessuto dalle tastiere; completa il pezzo il drumming forsennato di Mason, che enfatizza le parti piu’ drammatiche del viaggio. Grandissimo.

“Lucifer Sam” e’ una sorta di proto-hard rock, con un riff incalzante, duro ma non durissimo, accompagnato da un basso davvero potente. L’ impatto ricavato e’ originale.

In “Matilda Mother”, Barrett si cimenta nel ruolo di menestrello cantastorie appoggiandosi a cerebrali suoni creati dalle tastiere e magistralmente condotti in territori psichedelici da canti e coretti lisergici e giochi di voce sospirante.

“Flaming”, e’ un collage di stranezze e rumori inseriti in un’ atmosfera sognante con ottimi fraseggi movimentati di chitarre acustiche; una song assolutamente strampalata nel canto, anche qui con tastiere acide quiete.

“Pow R. Toc. H” apre con un semplice giro di basso ripetuto sopra il quale si muove un piano dai forti accenti jazz; le percussioni enfatizzano punti piu’ oscuri; breve intervento di chitarra distorta e voci di indiani, cori, ed aperture solenni di organo : tante ‘immagini’ buttate sopra un’ atmosfera cupa e densa a colorire una delle song piu’ acide dei Pink Floyd (prima maniera). Bellissimo.

“Take Up Thy Stethoscope and Walk”, firmata Roger Waters, e’ un rock-esperimento dal sapore avanguardistico-nonsense sull’ uso di chitarre e tastiere e sulle parole ‘doctor doctor’; si dissolve riversandosi in una melodia che guarda al beat, con cori sovrapposti.

“Interstellar Overdrive” e’ introdotta da un riff che sembra il prodromo dell’ hard rock versandosi in un battito-radio-faro; il pezzo si sviluppa nei suoi undici minuti seguendo nessuna regola : tutti i soggetti sonori viaggiano nell’ iper-spazio. Tutto porta verso : il ‘viaggio’ fatto ora da una chitarra che emette un segnale-radio, ora da tastiere in perfetta metrica psichedelica, ora da strani suoni e rumori che si interscambiano : il ‘tutto-sonoro’ va a collimare in una jam session acidissima che consegna il brano alla Storia del Rock ed e’ probabilmente il punto piu’ alto del genio lisergico di Syd Barrett.

E’ una favoletta “The Gnome”, che suona come una canzoncina hippie dominata da chitarre acustiche, canto stralunato e filtrato e qualche stranezza musicale.

“Chapter 24”, e’ uno straniante brano semi-orientaleggiante che Barrett canta sempre in territori psichedelici dominati da un tappeto sonoro fornito dalle tastiere.

“The Scarecrow”, e’ basato su due nacchere e su un canto allucinato che si appoggiano a brevi accordi di chitarra elettrica.

“Bike” chiude il disco. E’ un tentativo di sconfinare nell’ avanguardia, ma facendolo hippicamente con effetti pazzi che suonano da tutte le parti ed un suono clavicembolesco davvero originale. Il finale del pezzo e’ acida-psichedelia allo stato primordiale …

I Pink Floyd di “The Piper at the Gates of Dawn” erano la band di Barrett : non e’ un caso che 10/11 del disco siano firmati da lui. I Pink Floyd erano ‘grandi’ nel 1967 anche per l’ intenso impatto live. Suonavano ogni sera all’ UFO di Londra, (dove dividevano gli incassi anche con i Soft Machine), con una tecnica molto particolare, detta del ‘light show’, che consisteva nella proiezione diretta sul gruppo di diapositive particolari. Con il cambio di ritmo mutavano anche le immagini, in un tripudio di arte visionaria. La band poi introdusse anche un’ altra innovazione nel live : quella del suono quadrifonico : collegando gli strumenti ad amplificatori posti ai quattro lati del locale, suoni diversi provenivano da punti distanti fra loro, dando cosi’ l’ impressione che la musica avvolgesse il pubblico.

Barrett duro’ un solo disco, l’ LSD gli consumo’ la sua mente ben presto, portandolo alla semi-pazzia. I Pink Floyd continuarono l’ esperienza rock psichedelica, senza il loro leader, sostituendolo con David Gilmour, facendo uscire altri album lisergici davvero belli, fino al cambio di sonorita’ nel 1973 con il capolavoro “The Dark Side of the Moon”.

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