Pink Floyd Atom Heart Mother

David Gilmour – voce e chitarre elettriche ed acustiche, effetti.

Nick Mason – batteria e percussioni.

Roger Waters – voce, basso, chitarre acustiche ed effetti. Richard Wrigth – voce, piano, tastiere ed effetti.

guests : orchestra e fiati ed archi.

Pink Floyd “Atom Heart Mother”.

Nel 1970 i Pink Floyd vengono invitati dalla loro casa discografica perche’ consegnino un album piu’ “pop”, piu’ commerciale e meno psichedelico, dei precedenti, le cui vendite giustifichino l’investimento. I Pink Floyd entrano in studio e danno vita ad “Atom Heart Mother” (Harvest, 1970). Avvalendosi della collaborazione di Ron Geesin ne esce un album in bilico tra musica classica e da camera fusi al nascente rock progressivo.

Con una copertina destinata ad entrare a far parte della storia del rock (la mucca dello studio grafico Hypgnosis) i Pink Floyd compongono due lati del disco totalmente diversi : la lunga title-track; e quattro brani sull’ altro lato che poco avevano comunque di pop.

“Atom Heart Mother” a) Father’s Shout, b) Breast Milky, c) Mother Fore, d) Funky Dung, e) Mind Your Throats Please, f) Remergence : e’ la suite summa del nuovo stile dei Pink Floyd : si susseguono organo barocco da chiesa, violino romantico alla Brahms, coralita’ gregoriana, pianismi funk-jazz, dissonanze cosmiche, ed il tema pomposo dell’ouverture che ritorna di continuo, il tutto ad un ritmo morbido e solenne. La fusione classico-rock e’ abbastanza centrata. Minore e’ quella classico-progressive in quanto le “fughe” care a quest’ ultimo ramo del rock sono dominate dal tema principale della suite.

La splendida ballata “If” e’ nel puro stile di Roger Waters, pacificante nel suo dolce arpeggio acustico e dal tenero e delicato melodismo.

“Summer ’68” e’ composta da Richard Wright : presenta vocalizzi folk-rock, pianismo classico e trombe psichedeliche.

“Fat Old Sun” mostra il geniale chitarrismo di David Gilmour qui impegnato in una psichedelia sdolcinata e onirica.

“Alan’s Psychedelic Breakfast” ha sequenze di kitsch romantico, di suono-verita’ e di folk acustico. Un brano acido al punto giusto introdotto da rumori domestici e voci sovraincise; quindi la musica attacca con il pianoforte che prende con decisione le redini del gioco strumentale, presto accompagnato dalla batteria, dalla chitarra, dalle tastiere. Cosi’ come e’ arrivata, la musica svanisce lasciando nuovamente posto alle registrazioni della colazione psichedelica di Alan, che a sua volta lascia il posto al secondo frammento del lungo brano, stavolta piu’ incentrato sulla chitarra, prima dell’ultima traccia e della fine epica.

L’album A.H.M. ha moltissimi pregi e rimane, forse, il massimo risultato nel campo del rock classicheggiante, battendo di gran lunga i tentativi di molti gruppi dell’ epoca. Il nascente rock progressivo lo si avverte, ma in questo Lp non e’ intenso. La suite e’ comunque bellissima ed anche i pezzi singoli sull’ altro lato sono veri gioellini sonori ed incantevoli. I Pink Floyd, dunque, stupiscono ancora e per chi pensava nel 1970 che avessero abbandonato la stagione psichedelica … sforneranno di li’ a poco altri ottimi dischi in tema …

Capolavori del rock