PERIGEO Abbiamo Tutti un Blues da Piangere

Claudio Fasoli – saxofono, fiati. Tony Sidney – chitarra elettrica ed acustica

Franco D’andrea – piano elettrico Fender Rodhes, pianoforte, tastiere, sint, effeti sonori.

Giovanni Tommaso – contrabbasso e basso. Bruno Biriaco – batteria, percussioni.

Dopo l’ esordio discografico del 1972 con “Azimut” lavoro un tantino monocorde, il Perigeo riscosse grande successo nel 1973 nella prima edizione di ”Umbria Jazz”. Formato da eccellenti musicisti : Franco D’andrea – tastiere (tutt’oggi stimato pianista jazz di fama internazionale), Bruno Biriaco (batteria), Bruno Tommaso (basso), Claudio Fasoli (sax), Tony Sidney (chitarra) incidono al termine del 1973 il punto piu’ alto della loro produzione discografica con “Abbiamo Tutti un Blues da Piangere”, secondo lavoro di studio. L’ album e’ interessantissimo e bella e’ la copertina: una luna azzurra che tramonta su un cielo viola mentre passa un meteorite anch’esso azzurro; dalla sabbia spunta un’inquietante mano.

L’ album si rivela di gran lunga superiore ad “Azimut”, sia per i virtuosismi dei singoli musicisti, sia per la maggiore complessita’ ed espressivita’ dei pezzi. E’ questo disco che segna l’origine del jazz-rock italiano e del jazz-prog italiano, ossia la prima vera materializzazione delle tecniche moderne apportate da Tommaso.

“Non c’ e’ tempo da perdere” e’ un pezzo evocativo in crescendo, di sapore mediterraneo che poi cede il passo agli accordi avvolgenti del piano elettrico Fender Rodhes che, su un tempo dispari, aprono ad un’assolo di chitarra rock strepitoso, ma mai invadente. Il pezzo termina cosi’ com’e’ iniziato.

“Déj;à vu’ ” vede la comparsa del sax di Claudio Fasoli che distilla note su un crepuscolare arpeggio di chitarra e piano di stampo progressive.

In “Rituale” il ritmo delle percussioni ricorda il Brasile; poi il pezzo vira su atmosfere funky.

“Abbiamo tutti un blues da piangere” presenta uno degli incipit piu’ belli della musica italiana degli anni ’70. L’arpeggio di chitarra che introduce il tema – mirabilmente esposto dal contrabbasso – gronda sofferenza; il sax di Fasoli si produce in un assolo di stampo ”Coltraniano”; la batteria cesella figure ritmiche. Interessante anche l’accompagnamento ritmico della chitarra acustica. Un bellissimo pezzo ricco d’intensita’ e di sofferenza.

“Country” e “Nadir” sono due passaggi in chiave jazz-rock ora soffusi, ora intensi.

In “Vento, pioggia e sole” i Perigeo si affidano alla sperimentazione. Il pezzo e’ caratterizzato da un vigoroso e moderno jazz, e testimonia ampiamente l’abilita’ dei cinque musicisti: si susseguono, infatti, poderosi assoli di chitarra, di sax e di piano elettrico; tre momenti diversi, in cui ciascuno strumento e’ protagonista e l’unica legge che regna e’ l’improvvisazione. Il brano vira su tempi funky lasciando spazio alla bravura di Tony Sidney per l’ultimo solo di chitarra elettrica e di Franco D’Andrea per uno strepitoso assolo di piano acustico che ricorda Herbie Hancock.

Il “Perigeo” e’ il progetto musicale ideato negli anni Settanta da Giovanni Tommaso, uno dei migliori contrabbassisti italiani. Tommaso (Lucca, 20 gennaio 1941) ebbe anche il merito di modernizzare le tecniche del suono del contrabbasso in Italia, raccogliendo la lezione americana dei vari Paul Chambers, Ray Brown e Scott La Faro.

La formazione del Perigeo avviene ufficialmente a Roma nel 1971, quando il gruppo viene messo sotto contratto dalla Rca. La band propone una sorta di jazz-rock ispirato dal sound elettrico di “Bitches Brew” di Miles Davis. Questa forma primordiale di fusion incontra inizialmente la resistenza dei cosiddetti “puristi” del jazz, ma finisce presto con l’attirare al gruppo le simpatie di molti appassionati.

Nel 1972 quando il Perigeo pubblica “Azimut” la RCA non e’ molto convinta delle possibilita’ commerciali del gruppo, ma l’ unione di jazz elettrico e rock, invece, ha in Italia gia’ un suo pubblico. La loro musica deve molto ai modelli americani ed inglesi, ma i Nostri ci mettono del proprio. Con “Abbiamo Tutti un Blues da Piangere” del finire del 1973 il gruppo piu’ colto italiano ha acquisito una sua fetta di mercato. Il disco si evidenzia per l’ unione della scrittura musicale da parte di tutti i musicisti. Il LP e’ davvero molto bello.

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