MOODY BLUES Days of Future Past

Mike Pinder – tastiere, mellotron, piano, voce. Ray Thomas – voce, armonica, flauto.

Justin Hayward – chitarre elettriche ed acustiche, voce.

Graeme Edge – batteria, percussioni, voce. John Lodge – basso.

guests : London Festival Orchestra diretta da Peter Knight (il produttore dei M. B.).

I Moody Blues, formati a Birmingham nel 1964, erano un complesso di rhythm and blues bianco con venature soul : che faceva leva sul tastierista Mike Pinder e sul flautista Ray Thomas (entrambi provenienti da un complesso di rockabilly, “El Riot”, scioltisi nel 1963). Dopo un hit mondiale (una cover di “Go Now”), il complesso venne rifondato nel 1967 introducendo Justin Hayward (chitarra) e John Lodge (basso), e dando preminenza alle armonie vocali, seguendo l’esempio dei Beach Boys. “Go Now” (1965) e’ l’album del periodo rhythm and blues.

Nel 1967 il produttore Peter Knight ebbe l’idea di far entrare il mellotron nella band, uno strumento appena inventato che consentiva di riprodurre il sound maestoso di un’orchestra e che diventera’ a breve il marchio caratteristico di tutte le band progressive a seguire. Il mellotron e l’ orchestra furono l’ idea di base di “Days of Future Past” (Deram, 1967), l’album della svolta artistica dei M. B.

Per alcuni critici e’ il loro disco migliore. Per tanti altri non e’ il capolavoro dei M. B. . Rimane un LP importante perche’ rappresenta uno dei primissimi connubi tra band rock e musica classica (se non il primo in senso totale). In questo album suona la London Festival Orchestra diretta da Peter Knight. Riscoperta l’orchestra, i Moody Blues riscoprirono anche la suggestione delle armonie vocali rinascimentali. Gli hits estratti dal disco furono composti entrambi da Hayward: “Tuesday Afternoon” e soprattutto “Nights In White Satin”, un gospel melodrammatico.

“The Day Begins” e’ un brano orchestrale, sembra uscire da un musical.

“Dawn: Dawn Is A Feeling” e’ tenerissima con piano e canto lento, orchestrazioni di sottofondo che la impreziosiscono.

“The Morning: Another Morning” presenta una cadenza countreggiante con coretti sixty.

“Lunck Break: Peak Hour” offre una melodia tra il rodeo ed il cinematografico.

“The Afternoon : The Afternoon” :a) “Forever Afternoon (Tuesday?”) b) “(Evening) Time To Get Away” : risulta interessante per un misurato uso del mellotron con il cantato appoggiato ad un ritmo pop.

“Evening Time” : a) “The Sunset” b) ” Twilight Time” : e’ un pezzo giocato sulle percussioni con una leggerissima voce che affoga simil leggera psichedelia; quindi il brano si apre ad una varieta’ di suoni pop orchestrali.

“The Night : Nights In White Satin” e’ una canzone bellissima (per quegli anni) con un ottimo uso dei mellotron; brano sognante con ritornello in crescendo.

“Days Of Future Past” (Deram, 1967) lo si potrebbe tranquillamente definire un album concept. I brani incisi seguono il succedersi delle varie fasi di una giornata. Ma questo LP va sicuramente ricordato per i primi usi del mellotron, per i primi testi visionari e per il tentativo di fare rock con una orchestra che ne disegna tutte le linee melodiche e di apertura del brano. Il difetto del disco e’ che e’ troppo zuccheroso e che di rock ne ha una debolissima traccia, trattandosi di pop orchestrale.

Migliore risulta il successivo concept album “In Search of the Lost Chord” (1968), gia’ in odore di rock progressivo, seppure lieve anche qui. Il disco del 1968 e’ dedicato alla meditazione trascendente ed alla psichedelia. Il mellotron, per onor di cronaca, divenne lo strumento principale su “On the Threshold of a Dream” (1969), che rimane, forse, la loro fantasia melodica piu’ riuscita.

Gia’ nel 1969 il complesso aveva assunto uno status mitico nel panorama del rock di compromesso, quello che voleva essere “progressivo” ma senza gli eccessi cervellotici dei King Crimson. Interessantissimo il loro metodo di produzione che anticipava in realta’ il futuro del rock : i loro album gia’ erano il frutto di decine di ore di overdubbing in studio.

Negli anni ’70 i Moody Blues divennero un’attrazione fissa delle classifiche.

Capolavori del rock

Pagina a cura di Graziano Edi; biografia ricavata da scaruffi.com riadattata da Graziano Edi; recensione di Graziano Edi Corazza

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