Miles Davis Bitches Brew

guests: Herbie Hancock – piano elettrico. Josef Zawinul – piano elettrico, tastiere.

Chick Corea – piano elettrico. Wayne Shorter – sax. Benny Maupin – clarinetto.

Dave Holland – basso. John McLaughlin – chitarra elettrica.

batteria: Jack DeJohnette, Billy Cobham, Lenny White.; percussionista: Airto Moreira.

“Bitches Brew” e’ Pietra Miliare ancor piu’ del precedente “In a Silent Way”. E’ un disco rivoluzionario, di fusione fra la avanguardia del jazz e la elettricita’ del rock.

“Bitches Brew” e’ album innovatore, poliedrico. Mastodontico nella lunghezza, dirompente nella enorme varieta’ delle espressioni dei singoli strumenti solo. Un album di difficile assimilazione di Una Musica che rompe con il jazz acustico in maniera decisa. Forte di brani lunghissimi nei quali il piano elettrico domina la scena in modo predominante. A suonarlo in questo doppio album del 1970: tre incredibili session men: Hancock, Corea, Zawinul! In “Bitches Brew” Davis stesso detta poi le condizioni al reparto percussivo: niente solismi d’effetto, ritmica corposa e niente di piu’. Tuffarsi in questo capolavoro equivale a dimenticarsi del grande jazz di “Kind of Blue” di Davis del 1959. Il suono della tromba di Davis qui in “Bitches Brew” e’ quasi affogato nella enorme massa musicale. Certo e’ che la tromba di Mile Davis (morto il 28 settembre 1991) quando entra e’ da brividi… Con rade ed incisive note.

La tromba di Davis e’ in “Bitches Brew” mescolata al magma che la moltitudine di strumentisti propongono. Ma qui si erge ancora la grandezza di Miles Davis: quella tromba e quelle note vengono effettate, rese ancora piu’ fredde ed eteree con l’amplificazione, con i loop. Miles si era innamorato della chitarra di Jimi Hendrix. Lo aveva visto armeggiare con i cavi, i Marshall, … Aveva capito che anche al jazz poteva essere attaccata la spina!

Miles Davis “Bitches Brew”.

“Pharaoh’s Dance” presenta un ritmo leggero che viene agitato da fraseggi di sax oscuri con il piano elettrico e la chitarra elettrica che prendono linee tutte loro. Miles Davis e’ quasi assente ed interviene solo con poche note nei primi cinque minuti. Il brano poi si irrobustisce con l’apporto del basso mentre il sax ed il clarinetto rifanno capolino con John McLaughlin in alcuni virtuosismi. Quindi il pezzo pare rilassarsi su alcune note lontane di Davis; ma riprende vigore diventando caotico in un vortice di sonorita’ sgraziate. Qui il jazz rock trova nuova soluzioni: piano elettrico e chitarra duellano mentre tutto il reparto percussivo sale e scende assecondando i due strumenti. Negli ultimi minuti rientra il sax a cui segue la tromba; ma e’ ancora un jazz rock cacofonico quello che va a terminare i 20 minuti del pezzo.

“Bitches Brew” apre con stupendi fraseggi percussivi di piatti e basso con la tromba di Miles che sale squillante ed elettrificata con effetti eco. All’apertura segue un jazz rock parecchio acido, cupo, nel quale Davis impazza per poi lasciare spazio ai suoi session men di liberare il proprio estro creativo. Le note del piano elettrico, le rullate ed i colpi di plettro sulla chitarra elettrica di McLaughlin sono segnali espressivi del pezzo. Miles riappare in primo piano. Anche il clarinetto ha poi il suo spazio in questo lunghissimo brano di 27 minuti. Torna quindi il tema iniziale a 12 minuti dalla fine del pezzo… Il basso ora sale in cattedra dando eccezionali lezioni di virtuosismo, rincorso dal sax e dal piano elettrico. Miles squilla ancora con vigore. Il brano pare quietarsi… Piatti e percussioni ritornano e Shorter vibra … McLaughlin e piano elettrico tessono trame stralunate; quindi i fraseggi iniziali vanno a chiudere questo incredibile pezzo!

“Spanish Key”: sopra un ritmo monotono e monocorde Shorter suona poche note gravi mentre Davis sale alto ottimamente. Piano elettrico e chitarra elettrica affondano colpi decisi, freddi e cervellotici, ai quali Davis pone una prima fine. E’ poi il clarinetto che propone un proprio tema per poi lasciare al basso il suo spazio. Il brano quindi devia in un jazz rock aggressivo nel gioco ritmico sul quale la chitarra elettrica va in soli virtuosi. Ma e’ Davis quello che ha delineato la melodia del brano e che interviene spezzando il pezzo con poche note ben distinguibili che delimitano i vari tessuti corposi.

In “John McLaughlin” vi e’ un susseguirsi tra piano elettrico e chitarra elettrica. Nel brano, il piu’ breve del disco, 4 minuti e 25 secondi, e’ assente la tromba. Il sax di Wayne Shorter si agita appena. Il lavoro percussivo e’ ancora notevole.

“Miles Runs The Voodoo Down” apre sinuoso e stoppato. Il basso fornisce l’andamento del brano. Non appena Davis termina con la sua tromba, il tratteggio della chitarra elettrica irrompe sulla scena. Intervengono anche sax e clarinetto a dare colore al pezzo tramando linee sghembe. Giunge quindi il piano elettrico che si lancia in un solo caotico e cacofonico. La tromba si rifa’ viva nel finale affondando note nervose.

“Sanctuary” apre notturna, da assoluto relax. Il lavoro di rullanti, piatti e percussioni e’ brillante. Verso la meta’ del pezzo la furia del tessuto ritmico si fa invadente… ma e’ per poco… Torna la quiete della tromba di Davis e della prima parte del brano. Verso il finale: deciso aumento della ritmica.

“Feio” e’ uno straordinario brano di jazz psichedelico elettrico. Colorato da innumerevoli interventi e disturbi percussivi. Agitato da piatti e pizzicati di chitarra e piano elettrico. I fiati e la chitarra elettrica entrano ottimamante sul tessuto distorto ed aggrovigliato aggiungendo alla stranezza del pezzo un che’ di elegante. Il brano continua nella sua indecifrabilita’ fino alla fine introitando colori musicali contorti e magnetici. Negli ultimi secondi e’ incisa la voce di Miles Davis.