Recensione Hey girl! della Raffaello Sanzio

Hey girl! della Raffaello Sanzio

00:12 – martedì 30 giugno 2009

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Hey girl! della Raffaello Sanzio

Dopo i trionfi europei della Tragedia Endogonidia, la Socìetas Raffaello Sanzio porta in scena un nuovo spettacolo – Hey girl! – destinato, c’è da giurarci, a un lungo giro per i festival e i teatri europei.

Strano destino quello della Raffaello, di diritto il gruppo di punta del teatro di ricerca italiano: osannati un po’ ovunque, destinati spesso all’onore delle prime pagine dei giornali stranieri, subiscono (sia pure non sempre) in patria uno strano ostracismo. Così se vi capita vicino a dove vivete non perdetevi questo loro nuovo lavoro: per chi già conosce il gruppo di Cesena sarà la conferma della loro bravura; per chi non li ha mai visti l’incontro con un modo inaspettato di fare teatro. …

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Recensione Pagliacci e Cavalleria rusticana

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Pagliacci e Cavalleria rusticana

L’accoppiata è classica, ma, stavolta, invertita: prima Pagliacci, poi La Cavalleria rusticana, decisione che ha irritato uno dei nostri massimi critici, Paolo Isotta, che parla di “errore di grammatica”. Non saprei, e cedo al sapere dello studioso. Dal punto di vista cronologico però sì, poiché l’opera di Mascagni fu presentata per la prima volta nel 1890 e quella di Leoncavallo nel 1892; ma si può invenire anche un’altra ragione, meno banale: chè, se la Cavalleria è totalmente legata al suo secolo, musicalmente e strutturalmente, i Pagliacci hanno fremiti novecenteschi, non fosse altro per quel “teatro nel teatro” che avrà sviluppi ramificatissimi (Pirandello), senza peraltro inferirne una superiorità artistica.

Comunque il povero Leoncavallo, bistrattato da molta critica e anche dai colleghi – Mascagni lo definiva doppia bestia, scindendone il cognome – …

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Recensione Complexions, dagli Usa con ardore

Complexions, dagli Usa con ardore

20:36 – lunedì 28 febbraio 2011

Complexions Contemporary Ballet

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Complexions, dagli Usa con ardore

Complexions, la compagnia multirazziale fondata sedici anni fa a New York dai due superlativi danzatori afroamericani Dwight Rhoden e Desmond Richardson, è una perfetta rappresentazione della visione della danza euforica, energizzante, ad altissimo livello tecnico e interpretativo tipica dell’attuale panorama statunitense.

Un gruppo di danzatori di diverse etnie e fisicità, capaci di passare con assoluta nonchalance dalla tecnica classica più virtuosistica ai fondamenti purissimi della storica modern dance, al jazz e free style fatti come Dio comanda, il tutto declinato a velocità irresistibile, con uno sciorinio di energia e una prova di tenuta fisica davvero magistrale. E in più, in ogni momento dell’esecuzione, con uno specialissimo “attack”- come lo chiamano gli americani – ovvero quel …

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Recensione La Cenerentola di Matthew Bourne

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La Cenerentola di Matthew Bourne

L’8 marzo 1941 la Luftwaffe nazista bombardò Londra, distruggendo, tra l’altro, la sala da ballo del Cafè de Paris: il raid causò morte, dolore e distruzione ma insieme suscitò nell’indomito spirito britannico un spirito di revenge, ben ispirato dalle parole di Churchill. Parole diventate epica, in seguito: così come il Blitz è diventato una delle pagine più dolorose e potenti della storia patria, tramandato come esempio della capacità di risorgere di un popolo piagato ma mai vinto.

Cinderella, il nuovo “show” di Matthew Bourne che Ravenna Festival ha proposto al pubblico italiano in prima nazionale, è letteralmente intriso di questo spirito, insieme nostalgico, affettuoso, malinconico e partecipe. Lo è fin dalle prime battute: quando il pubblico viene accolto in sala dal rumore degli aerei che sembrano sorvolare lo spazio; …

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Recensione I dieci anni dei Cantieri Koreja

I dieci anni dei Cantieri Koreja

18:04 – venerdì 08 gennaio 2010

Il calapranzi, regia di Salvatore Tramacere per Cantieri Teatrali Koreja

© Elisabetta Manta

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I dieci anni dei Cantieri Koreja

Per chi arriva a Lecce, sopraffatto dalla bellezza del mortifero barocco pugliese, entrare nei Cantieri Teatrali Koreja – un edificio ex-industriale all’immediata periferia della città – significa fare un salto geografico e temporale notevole. Come entrare in un teatro della Berlino underground, o di New York più di tendenza: insomma, entrare in uno spazio ipercontemporaneo, caldo, pieno di musica e di immagini. Il visitatore è accolto, però, con affetto tutto meridiano: segno di una cura per l’ospitalità che è rara in molti teatri italiani.

I Cantieri Teatrali, costruiti – letteralmente – dalla compagnia Koreja Teatro compiono dieci anni: oggi sono un punto di …

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Recensione Ultimi rimorsi prima dell’oblio

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Ultimi rimorsi prima dell’oblio

È una specie di “grande freddo” questo Ultimi rimorsi prima dell’oblio, di Jean Luc Lagarce, ultima in ordine di tempo fra le commedie di quest’autore francese diventato famoso dopo la morte precoce, rappresentate in Italia in questo che può giustamente essere definito come “l’anno Largace”. Ma al contrario che nel film di Lawrence Kasdan, qui i sei personaggi si riuniscono in una casa di campagna non per ricordare l’amico morto ma per firmare gli atti della vendita di quella casa in cui tre di loro hanno vissuto a lungo, nel tempo della giovinezza, una storia d’amore a tre.

Se c’è qualcosa di morto, in questa storia che può contare sulla bella traduzione di Franco Quadri, sono proprio loro, i personaggi, e il grande freddo è sceso sui loro sentimenti, sulle …

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Premiata Forneria Marconi – ( PFM ) – L’ Isola di Niente

Franco Mussida – chitarra elettrica, chitarra acustica, voce solista.

Flavio Premoli – piano, tastiere e voce solista. Mauro Pagani – violino, flauto e voce.

Jan Patrick Djivas – basso e voce. Franz Di Cioccio – batteria, percussioni e voce.

guests : Claudio Fabi – arrangiamenti. coro ”Accademia Paolina da Milano”.

Nati sulle ceneri de I Quelli, gruppo beat della fine degli anni ’60, Mussida, Premoli, Di Cioccio, Pagani : si sono affermati inizialmente quali sessionmen negli studi discografici della Ricordi. Da menzionare la loro partecipazione in gran parte dei dischi di Battisti all’ epoca della Ricordi. Quindi con Giorgio Piazza al basso si costituiscono in Premiata Forneria Marconi agli inizi degli anni ’70 raccogliendo le influenze del rock progressivo inglese per renderle proprie. Dapprima gruppo spalla nei concerti dei gruppi rock stranieri sono riusciti immediatamente a crearsi una nutrita schiera di pubblico che saltava gioiosa sulla tarantella-rock “E’ la festa” …

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Popol Vuh Hosianna Mantra

guests : Conny Veit : chitarre elettriche e 12 corde. Robert Eliscu – oboe.

Djong Yun – soprano coreana. Klaus Viese – percussioni.

Alois Gromer – sitar. Fritz Somkeimer – violino.

Popol Vuh “Hosianna Mantra”.

I Popol Vuh nascono per volonta’ di Florian Fricke nella Germania del 1969. Il nome deriva dal libro dei morti degli antichi Maya. Il primo album del 1970 “Affenstunde” e’ orientato verso il pop elettronico. Con il secondo del 1971 “In Der Garden Pharaos” che mischia l’ elettronica alla musica classica il gruppo si fa notare… Ma e’ con il terzo album del 1972 “Hosianna Mantra”, con una formazione rimaneggiata ed estesa, i Popol Vuh giungono a farsi conoscere fuori dai confini tedeschi.

Il gruppo di Florian Fricke tocca l’ apice creativo con questo LP che fonde, molto in anticipo sui tempi, spiritualita’ moderne ed antiche. E’ l’ inizio primordiale di quella che verra’ definita …

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POOH Parsifal

Dody Battaglia – voce principale, chitarra elettrica ritmica e solista, chitarra acustica.

Roby Facchinetti – voce principale e cori, tastiere, piano, effetti.

Red Canzian – basso. Stefano D’ Orazio – batteria, percussioni.

guests : orchestra. Valerio Negrini : testi.

Nel 1973, con “Parsifal”, Red Canzian giunge a sostituire Riccardo Fogli e Stefano D’Orazio si siede al posto di Valerio Negrini che rimane comunque il ”quinto” Pooh per i testi delle songs.

Ma il valore di “Parsifal” non risiede, ovviamente in questo. Il periodo musicale era quello del rock sinfonico, con spartiti dilatati, lunghe parti strumentali, sontuose orchestrazioni. E questo fu per alcuni un pregio; per altri un difetto : dell’ album. I Pooh : l’orchestra l’avevano sempre usata. Quello che i quattro non avevano mai fatto e che per questo li incuriosiva : era la lunga song, ovvero la suite. Cioe’ confrontarsi con i gruppi ‘progressive’ inglesi. E con la …

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Pink Floyd The Piper at the Gates of Dawn

Syd Barrett – voce principale e chitarre ed effetti. Nick Mason – batteria e percussioni.

Roger Waters – voce, basso. Richard Wrigth – voce, piano, tastiere ed effetti.

Pink Floyd “Atom Heart Mother”.

Gli inglesi Pink Floyd fanno il loro esordio sulla scena psichedelica mondiale, verso la meta’ del 1967, piu’ precisamente escono nei negozi di dischi il 5 agosto, con “The Piper at the Gates of Dawn”, manifesto esplicito di musica totalmente fuori dagli schemi, ed istantanea particolareggiata dell’ epoca in cui usci’. Il gruppo presentava una formazione a quartetto, con Syd Barrett (vero nome Roger Keith Barrett) alla chitarra, alla voce, ed a comporre. Nel 1967 il gruppo di basso, tastiera e batteria creavano linee melodiche solide e compatte, mentre Barrett era libero di viaggiare con la propria chitarra e di sperimentare suoni, rumori ed effetti verso luoghi conosciuti solo nella sua mente. L’ album raccoglie 11 canzoni …

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Pink Floyd Atom Heart Mother

David Gilmour – voce e chitarre elettriche ed acustiche, effetti.

Nick Mason – batteria e percussioni.

Roger Waters – voce, basso, chitarre acustiche ed effetti. Richard Wrigth – voce, piano, tastiere ed effetti.

guests : orchestra e fiati ed archi.

Pink Floyd “Atom Heart Mother”.

Nel 1970 i Pink Floyd vengono invitati dalla loro casa discografica perche’ consegnino un album piu’ “pop”, piu’ commerciale e meno psichedelico, dei precedenti, le cui vendite giustifichino l’investimento. I Pink Floyd entrano in studio e danno vita ad “Atom Heart Mother” (Harvest, 1970). Avvalendosi della collaborazione di Ron Geesin ne esce un album in bilico tra musica classica e da camera fusi al nascente rock progressivo.

Con una copertina destinata ad entrare a far parte della storia del rock (la mucca dello studio grafico Hypgnosis) i Pink Floyd compongono due lati del disco totalmente diversi : la lunga title-track; e quattro brani sull’ altro …

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Pink Floyd A Saucerful of Secrets

David Gilmour – voce e chitarre elettriche ed acustiche ed effetti. Nick Mason – batteria e percussioni.

Roger Waters – voce, basso, effetti. Richard Wrigth – voce, piano, tastiere ed effetti.

Pink Floyd “A Saucerful of Secrets”.

“A Saucerful of Secrets” e’ l’ album dell’ entrata di David Gilmour al posto di Syd Barrett. Su questo personaggio nel corso degli anni sono uscite tantissime storie. L’ unica cosa certa fu che nel tour successivo all’ uscita del primo disco l’ uso abbondante di droghe allucinogene avesse spersonalizzato il chitarrista Syd. Barrett ( – in continuazione – ) era divenuto scostante negli appuntamenti, nervoso od assente con gli altri della band e nei live-show. In effetti capitava che durante la serata potesse suonare per l’ intero concerto lo stesso accordo. Insomma era ormai completamente sballato e la sua sostituzione fu inevitabile. David Gilmour era di Cambridge e proveniva dalla stessa scuola …

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PERIGEO La Valle dei Templi

Claudio Fasoli – saxofono, fiati.  Tony; Sidney – chitarra elettrica ed acustica

Franco D’andrea – piano elettrico Fender Rodhes, pianoforte, tastiere.

Giovanni Tommaso – contrabbasso e basso, sint, effeti sonori, moog. Bruno Biriaco – batteria.

Guest : Toni Esposito – percussioni.

Progetto musicale iniziale del bassista Giovanni Tommaso, il Perigeo riunisce alcuni dei migliori jazzisti italiani con alle spalle collaborazioni con “giganti” come Chet Baker, Sonny Rollins, Gato Barbieri e come gruppo spalla partecipa ad una serie di concerti dei Soft Machine, ottenendo un grande successo. Nel 1975 partecipano, sempre con successo, ad una tournée; europea dei Weather Report, altro storico gruppo jazz-rock ed incidono “La Valle dei Templi”. Nel disco, che si avvale della presenza di Toni Esposito alle percussioni, viene data particolare importanza alla ritmica; il gruppo ottiene un buon riconoscimento commerciale.

“”La Valle dei Templi” e’ un album piu’ dinamico e vitale rispetto ai precedenti, soprattutto nella …

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PERIGEO Abbiamo Tutti un Blues da Piangere

Claudio Fasoli – saxofono, fiati. Tony Sidney – chitarra elettrica ed acustica

Franco D’andrea – piano elettrico Fender Rodhes, pianoforte, tastiere, sint, effeti sonori.

Giovanni Tommaso – contrabbasso e basso. Bruno Biriaco – batteria, percussioni.

Dopo l’ esordio discografico del 1972 con “Azimut” lavoro un tantino monocorde, il Perigeo riscosse grande successo nel 1973 nella prima edizione di ”Umbria Jazz”. Formato da eccellenti musicisti : Franco D’andrea – tastiere (tutt’oggi stimato pianista jazz di fama internazionale), Bruno Biriaco (batteria), Bruno Tommaso (basso), Claudio Fasoli (sax), Tony Sidney (chitarra) incidono al termine del 1973 il punto piu’ alto della loro produzione discografica con “Abbiamo Tutti un Blues da Piangere”, secondo lavoro di studio. L’ album e’ interessantissimo e bella e’ la copertina: una luna azzurra che tramonta su un cielo viola mentre passa un meteorite anch’esso azzurro; dalla sabbia spunta un’inquietante mano.

L’ album si rivela di gran lunga superiore ad …

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Pentangle Basket of Light

Jacqui McShee – voce principale. John Renbourn – chitarre acustiche ed elettriche, sitar.

Bert Jansch – chitarra acustica, banjo e voce.

Terry Cox – batteria, percussioni, tamburino, glockenspiel, Hi Hat, xilofono, vibrafono.

Danny Thompson – contrabbasso, double bass, basso.

Pentangle “Basket of Light”.

Appassionati al folk britannico ma con interessanti aperture musicali al jazz, al blues, alla psichedelia piu’ leggera : i Pentangle si formano nel 1967. Gia’ da subito la line-up e’ al completo con la sezione ritmica formata dal percussionista e batterista Terry Cox e dal contrabbassista Danny Thompson, con John Renbourn e Bert Jansch che fornivano le trame melodiche, ideali tappeti per il soffice velluto canoro di Jacqui McShee, interprete sopraffina di ballate popolari e spiritual. Tutti i primi tre albums (“Pentangle”, “Sweet Child”, “Basket of Light”) sono molto belli, ma e’ soprattutto con il terzo “Basket of Light” che i Pentangle raggiungono la popolarita’.

“Cold Mountain” …

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